La mia pittura trova la propria dimensione spaziale e materica su supporti insoliti, come bastoni di legno e tubi di cartone, e si concentra principalmente sulla reinterpretazione di capolavori della storia dell’arte e di opere di artisti, celebri o meno noti, che traspongo in una nuova dimensione spaziale e percettiva.
Nascono così i miei “quadri tubolari”, opere che sfidano l’osservatore a ricomporre l’immagine attraverso il movimento del proprio corpo, e non soltanto dello sguardo. Non esiste un punto di vista privilegiato dal quale le opere si rivelino nella loro interezza: è l’osservatore stesso che, muovendosi attorno a esse, trasforma quella che inizialmente appare come una visione disorientante in una scoperta progressiva e in una lettura profondamente personale.
Ammirare i miei “quadri tubolari” significa vivere una vera e propria tempesta emozionale: è fare un tuffo nel passato, riportare alla mente ricordi di luoghi e viaggi, tornare all’immaginario dell’infanzia, sentirsi immersi nella natura, entrare nella dimensione della storia, interrogarsi sulla spiritualità e confrontarsi con la sofferenza dell’essere umano.
Attraverso le mie opere non cerco di imporre un significato univoco: desidero soltanto suscitare emozioni. Positive o negative, intense o inquietanti, poco importa: ciò che conta è che siano emozioni. Nient’altro.